{"id":507,"date":"2006-11-28T10:06:00","date_gmt":"2006-11-28T10:06:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.imbuto.it\/?p=507"},"modified":"2021-03-22T09:18:14","modified_gmt":"2021-03-22T09:18:14","slug":"barbari-e-barbaresco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.imbuto.it\/?p=507","title":{"rendered":"Barbari e Barbaresco"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-text-align-right wp-block-paragraph\">Grapes D.D. &#8211; Andy Warhol<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>I Barbari \u2013 Alessandro Baricco <\/strong><strong>\u00a9 ed. Fandango Libri \u2013 Roma<\/strong><strong><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">[\u2026] Per anni il vino \u00e8 stata un\u2019abitudine di alcuni, pochi paesi: era una bevanda con cui ci si dissetava e con cui ci si alimentava. Uso diffusissimo e statistiche di consumo agghiaccianti. Producevano fiumi di vinello da tavola e poi, per passione e cultura, si lasciavano andare all\u2019arte vera e propria: e allora tiravano fuori i grandi vini. Lo facevano, quasi esclusivamente, francesi e italiani. Nel resto del mondo, \u00e8 bene ricordarlo, bevevano altro: birra, superalcolici e cose anche pi\u00f9 strane. Del vino non ne sapevano niente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ecco cosa successe dopo la Seconda guerra mondiale. Gli americani tornati dai campi di battaglia francesi e italiani si portarono a casa (oltre a un sacco di altre cose) il piacere e il ricordo del vino. Era qualcosa che li aveva colpiti. Noi iniziammo a masticare chewing-gum e loro iniziarono a bere vino. Cio\u00e8, gli sarebbe piaciuto berlo. Ma dove lo trovavano?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Detto fatto. Qualche pazzo americano si mise in testa di provare a farlo. E qui inizia la parte interessante della storia. Se volete un anno, un nome e un posto, eccoli: 1966, Oakville, California. Il signor Mondavi decide di fare il vino per gli americani. Nel suo genere, era un genio. Part\u00ec con l\u2019idea di copiare i migliori vini francesi. Ma non gli sfugg\u00ec che andavano un po\u2019 adattati al pubblico americano: da quelle parti l\u2019artista e il funzionario del marketing sono la stessa persona. Era un pioniere, non aveva quattro generazioni di artisti del vino alle spalle, e faceva vino dove nessuno aveva mai pensato di produrre altro che pesche e fragole. Insomma, non aveva tab\u00f9. E fece, con una certa maestria, quello che voleva.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sapeva cha il pubblico americano era (per quanto ai vini) profondamente ignoranti. Era aspiranti lettori che non avevano mai aperto un libro. Sapeva anche che era gente che mangiava spesso in maniera molto rudimentale, e che non avrebbe avuto la pressante necessit\u00e0 di trovare il bouquet giusto da abbinare a un confit de canard. Se li immagin\u00f2 con il loro bel cheeseburger e una bottiglia di Barbaresco e cap\u00ec che non poteva funzionare. Cap\u00ec che, se volevano avere del vino, era per berlo prima di mangiare, come un drink, e cap\u00ec che, se l\u2019alternativa era un superalcolico, il vino non avrebbe dovuto deluderli: e se l\u2019alternativa era una birra, il vino non avrebbe dovuto spaventarli. Era un americano e cos\u00ec sapeva, con lo stesso istinto che altri misero a frutto a Hollywood, che quel vino doveva essere semplice e spettacolare. Un\u2019emozione per chiunque. Sapeva tutte queste cose e, evidentemente, aveva un qualche talento: voleva quel vino e lo fece.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.imbuto.it\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/W017-1024x511.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-531\" width=\"438\" height=\"218\" srcset=\"https:\/\/www.imbuto.it\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/W017-1024x511.jpg 1024w, https:\/\/www.imbuto.it\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/W017-300x150.jpg 300w, https:\/\/www.imbuto.it\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/W017-768x383.jpg 768w, https:\/\/www.imbuto.it\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/W017.jpg 1246w\" sizes=\"auto, (max-width: 438px) 100vw, 438px\" \/><figcaption>Satyricon &#8211; La cena di Trimalcione (F. Fellini)<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gli and\u00f2 talmente bene che quella sua certa idea di vino \u00e8 diventata un modello. Non ha un nome, cos\u00ec, per capirsi. Gliene do uno io. Vino hollywoodiano. Ecco alcune sue caratteristiche: colore bellissimo, gradazione abbastanza spinta (se uno viene dal superalcolico, del dolcetto non sa cosa farsene), gusto rotondo molto semplice, senza spigoli (senza tannini fastidiosi n\u00e9 acidit\u00e0 difficili da domare); al primo sorso c\u2019\u00e8 gi\u00e0 tutto: d\u00e0 una sensazione di ricchezza immediata, di pienezza di gusto e profumo; quando l\u2019hai bevuto, la scia dura poco, gli effetti si spengono; interferisce poco con il cibo, ed \u00e8 pienamente apprezzabile anche solo risvegliando le papille gustative con qualche stupido snack da bar; \u00e8 fatto per lo pi\u00f9 con uve che si possono coltivare quasi ovunque: Chardonnay, Merlot, Cabernet Sauvignon. Dato che \u00e8 manipolato senza troppi timori reverenziali, ha una personalit\u00e0 piuttosto costante, rispetto alla quale la differenza delle annate diventa quasi trascurabile. Voil\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Con questa idea di vino, il signor Mondavi e i suoi adepti hanno ottenuto un risultato singolare: gli Stati uniti oggi consumano pi\u00f9 vino che l\u2019Europa. In trent\u2019anni hanno quintuplicato le loro bevute di vino (si spera abbiano ridotto quelle di whisky). E questo \u00e8 niente: il fatto \u00e8 che il vino hollywoodiano non \u00e8 rimasto un fenomeno americano ma, proprio come Hollywood, \u00e8 diventato un fenomeno planetario: non si erano mai sognati di farlo, ma adesso bevono vino anche, per dire, in Cambogia, Egitto, Messico, Yemen, e posti anche pi\u00f9 assurdi. Che vino devono? Quello hollywoodiano. Neanche Francia e Italia, le due patrie del vino, ne sono uscite indenni: non solo bevono in gran quantit\u00e0 il vino hollywoodiano, ma si sono messe a produrlo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si sono adattate, hanno corretto due o tre cose, e l\u2019hanno fatto. Anche molto bene, bisogna dire. Adesso nelle enoteche di una citt\u00e0 italiana \u00e8 facile trovare l\u2019italiano che, prima di cena, mangiando due patatine e salatini piccanti, beve il suo vino hollywoodiano fatto in Sicilia. \u00c8 gi\u00e0 qualcosa che non lo beva direttamente a canna, guardando alla tiv\u00f9 l\u2019ultima partita di baseball.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I barbari!<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se andate da un vecchio maestro del vino, uno di quei francesi o italiani che sono cresciuti in famiglie in cui l\u2019acqua a tavola non c\u2019era, e che vivono sulla stessa collina in cui da tre generazioni la loro famiglia va a dormire nell\u2019odore di mosto, e che conosce la propria terra e le proprie uve meglio del contenuto delle proprie mutande; se andate da un maestro in cui vive una sapienza secolare e una intimit\u00e0 assoluta col gesto di fare il vino; se andate da lui e gli fate bere un bicchiere di vino hollywoodiano (magari quello prodotto da lui stesso) e gli chiedete cosa ne pensa, ecco la sua risposta: bah. Alle volte articolano un po\u2019 di pi\u00f9, ma insomma bisogna interpretare un po\u2019.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.imbuto.it\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/W019.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-532\" width=\"362\" height=\"272\" srcset=\"https:\/\/www.imbuto.it\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/W019.jpg 500w, https:\/\/www.imbuto.it\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/W019-300x225.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 362px) 100vw, 362px\" \/><figcaption>W. Marstrad 1847<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Interpreto cos\u00ec: non gli interessa, \u00e8 una cosa divertente ma di nessuna importanza, ci ammirano la furbizia, magari, ma scuotono la testa pensando a quelli che se lo berranno, e non sanno cosa si perdono. Poi vanno di l\u00e0 a rifarsi la bocca con un Barolo d\u2019annata. \u00c8 come far salire Schumacher su un go-kart, come far ascoltare <em>Let it be<\/em> a Glenn Gould, come chiedere a De Gasperi un parere sull\u2019UDC, come chiedere a Luciano Berio cosa gli sembra di Philip Glass. Magari non lo dicono, ma lo pensano: simpatici, questi barbari.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si potrebbe pensare che sia la solita arroganza dei vecchi potenti, una banale sindrome da <em>apr\u00e8s moi le d\u00e9luge<\/em>. Ma il vino \u00e8 una cosa relativamente semplice, non \u00e8 la musica o la letteratura, per cui potete fare la prova, potete bere e verificare, se avete un minimo di consuetudine con quel gesto. Prendete un Barbaresco di alto livello e bevete: facilmente sentirete una serie di sensazioni se non sgradevoli, almeno faticose.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Facilmente vi verr\u00e0 da cercare la sponda di un qualche cibo proprio per ammortizzare quelle sensazioni. Al sorso dopo sar\u00e0 gi\u00e0 tutto cambiato (c\u2019avete messo di mezzo, che so, un arrosto). E simultaneamente il primo sorso sta ancora lavorando e voi capite che gustare il vino \u00e8 una faccenda che non riguarda tanto il primo sorso, o gli istanti in cui lo bevete, ma tutto il tempo dopo, la storia che il vino vi racconta dopo. Per tutta la cena fate un viaggio tra sensazioni che cambiano e vi impegnano, in qualche modo, e vi ricompensano, ma con misura e con uno strano, sofisticato, sadismo. Quando vi alzate, vi spiegano che quello era un Barbaresco di una certa annata e di un certo podere: una delle tante possibilit\u00e0. E le altre possibilit\u00e0 sono altri mondi, altre scoperte, altri viaggi. Roba da rimanerci intrappolati e risvegliarsi tempo dopo con venti chili di pi\u00f9 e una insidiosa propensione alle vacanze enogastronomiche.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se poi tornate al vino hollywoodiano, ne scegliete uno (magari esagero, ma sono talmente simili che potete scegliere quasi a caso) e tranquilli ve ne sorseggiate un bicchiere, seduti davanti a un\u2019enoteca piacevole, capirete molte cose. Vi piacer\u00e0, sarete felici di stare l\u00ec, e, se non siete raffinati e colti bevitori, avrete perfino l\u2019impressione di aver trovato il vino che avevate sempre cercato. Ma \u00e8 indubbio che \u00e8 un\u2019altra cosa. Go-kart, se capite cosa voglio dire. E ve lo dice uno che piuttosto di fare una vacanza enogastronomia si spara un villaggio vacanze alle Canarie (be\u2019, esagero: non ne sarei capace veramente\u2026).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Vino senz\u2019anima. Nel suo piccolo, il microcosmo del vino descrive l\u2019avvento, a livello planetario, di una prassi che, salvando il gesto, sembra (ho detto sembra) disperderne il senso, la profondit\u00e0, la complessit\u00e0, l\u2019originaria ricchezza, la nobilt\u00e0, perfino la storia. Una mutazione molto simile a quelle che cercavamo. Vogliamo provare a studiarla un po\u2019 pi\u00f9 in profondit\u00e0? Si imparano un sacco di cose, avendo la pazienza di farlo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u2013 Se una cosa vende molto, vale poco.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Certo \u201cbarbari\u201d \u00e8 una parola un po\u2019 forte per definire i consumatori di vino hollywoodiano, ma, come dicevamo, un certo svilimento del vino c\u2019\u00e8, nelle loro scelta: e il loro moltiplicarsi in progressione geometrica fa pensare a un effettivo svuotamento di una cultura raffinata e complessa. L\u2019avvento di una forma di (elegante) barbarie.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ora. Quel che mi piace nel saccheggio di questo villaggio periferico \u00e8 che \u00e8 abbastanza piccolo e quindi \u00e8 pi\u00f9 facile studiare come siano andate, effettivamente, le cose. Cos\u00ec si scopre, ad esempio, che una certa perdita dell\u2019anima \u00e8, qui, il risultato di una serie di piccoli ma significativi movimenti di truppe, per cos\u00ec dire. \u00c8 una sorta di evento che di compone di innumerevoli sotto eventi simultanei. Provo a descrivere quelli che riesco a scorgere io.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il primo \u00e8 forse quello pi\u00f9 facile da vedere. Il calo della qualit\u00e0 ha coinciso con un aumento della quantit\u00e0. Da quando c\u2019\u00e8 in circolazione un vino semplice e spettacolare, ci sono in giro molte pi\u00f9 persone che bevono vino. In questo caso, come in molti altri, la perdita dell\u2019anima sembra essere il prezzo da pagare per espandere un business altrimenti in difficolt\u00e0. Semplice: commercializzazione spinta uguale perdita dell\u2019anima. \u00c8 un punto importante: l\u00ec trova fondamento uno dei grandi luoghi comuni che da sempre covano sotto la superficie della paura dei barbari: il pensiero che loro siano l\u2019avidit\u00e0 contrapposta alla cultura; la certezza che si muovano per una ipertrofica, quasi immorale, sete di guadagno, di vendite, di profitti. (Vale forse la pena di ricordare che \u00e8 stato questo uno dei punti su cui, storicamente, \u00e8 fiorito l\u2019odio razziale europeo per gli ebrei: si immaginavano una guerra sotterranea in cui una cultura alta e nobile era costretta a lottare con il cinismo avido di un popolo a cui interessava solo l\u2019accumulo di denaro.) \u00c8 un punto importante anche per un\u2019altra ragione: nasce da l\u00ec una deduzione logica infondata, ma comprensibile e molto diffusa: se una cosa vende molto, vale poco.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019adesione irrazionale a un principio del genere \u00e8 probabilmente uno dei peccati capitali di ogni grande civilt\u00e0 nella propria fase di decadenza. Ci torneremo, perch\u00e9 \u00e8 un argomento interessante, per quanto delicato. Ma per intento mettiamo da parte questo indizio suggerito dalla storia del vino: <em>l\u2019anima si perde quando si punta a una commercializzazione spinta<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Altro movimento: l\u2019innovazione tecnologica. Suoner\u00e0 assurdo, ma niente di tutto quello che ho raccontato sarebbe probabilmente successo senza l\u2019invenzione dell\u2019aria condizionata. Spiego. Perch\u00e9 adesso fanno vino (hollywoodiano) in Cile, Australia, California e posti anche pi\u00f9 assurdi, mentre una volta lo facevano solo francesi e italiani? Di solito si tende a pensare che la terra posseduta da francesi e italiani fosse l\u2019unica adatta alla coltivazione di vitigni giusti: il resto era sapere artigianale sommatosi nel tempo. Da qui l\u2019idea di un\u2019aristocrazia del vino, ben piantata sul privilegio delle sue preziosissime terre. Ma questo \u00e8, per lo pi\u00f9, un mito. In realt\u00e0, terra per coltivare chardonnay, cabernet sauvignon e merlot ce n\u2019\u00e8 a bizzeffe e in molte regioni del globo. E allora cosa li fermava? In parte la sudditanza al mito, sicuramente. La stessa ragione per cui sembra impossibile allevare bufale altrimenti che in Campania, e quindi niente mozzarella hollywoodiana. Ma in parte era invece una questione tecnica. Il punto delicato, nella fabbricazione del vino, \u00e8 quello della fermentazione. L\u2019uva pu\u00f2 anche maturare bene a temperature molto alte, ma la fermentazione, se provi a farla in un caldo bestiale, o in una temperatura che sale e scende, si trasforma in un casino. E fare un vino come si deve diventa impossibile. Ma se hai l\u2019aria condizionata? Allora s\u00ec, lo puoi fare. Fermentazione controllata, si chiama. La temperatura la decidi tu: che ti frega se sei in mezzo al deserto? Cos\u00ec quella che sembrava un\u2019arte riservata a un\u2019aristocrazia terriera di antico lignaggio europeo diventa una pratica a disposizione di molti: su terre molto meno care: con artisti che non vengono da generazioni di maestri: con inventori che non hanno tab\u00f9. Facile che ti nasca un vino hollywoodiano. Riassumendo il microevento: <em>c\u2019\u00e8 una rivoluzione tecnologica che d\u2019improvviso rompe i privilegi della casta che deteneva il primato dell\u2019arte<\/em>. Memorizzate e mettete da parte.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.imbuto.it\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/W020.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-533\" width=\"511\" height=\"269\" srcset=\"https:\/\/www.imbuto.it\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/W020.jpg 882w, https:\/\/www.imbuto.it\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/W020-300x158.jpg 300w, https:\/\/www.imbuto.it\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/W020-768x405.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 511px) 100vw, 511px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Altro evento. Il successo del vino hollywoodiano nasce anche da una rivoluzione linguistica. Fino a vent\u2019anni fa a parlare di vino, a giudicarlo, erano per lo pi\u00f9 inglesi, o comunque europei. Erano pochissimi, autorevolissimi, e scrivevano in modo talmente raffinato e sapienziale che a capirli erano davvero in pochi. Una casta di critici sublimi. Poi venne Robert M. Parker. Parker \u00e8 un americano che si \u00e8 messo a scrivere di vini con un linguaggio semplice e diretto. Tra l\u2019altro ha iniziato a dire apertamente una cosa che sotto sotto molti pensavano, e cio\u00e8 che tanti vini francesi, idolatrati, in realt\u00e0 erano imbevibili, o gi\u00f9 di l\u00ec. Troppo complessi, macchinosi, inaccessibili. Pi\u00f9 colti che buoni, diciamo. Questione di gusti, si potrebbe dire: ma lui ufficializzava un tipo di gusto che non era solo suo, era comune a milioni di persone, nel mondo, soprattutto quelle che non avevano una grande cultura enologica: americani in testa. La cosa importante, comunque, \u00e8 che le cose che aveva da dire le disse in un\u2019altra lingua, che c\u2019entrava poco coi sublimi critici europei. La sua piccola rivoluzione \u00e8 sintetizzata in questo orrore: si mise a dare i voti ai vini. Adesso la cosa vi parr\u00e0 normale, ma quando lui inizi\u00f2 a farlo non lo era affatto: credereste a un critico letterario che d\u00e0 i voti ai grandi classici della letteratura? Flaubert 8; C\u00e9line 9 e mezzo; Proust 6 (troppo lungo). Non ha il sapore di una barbarie? E tale dovette sembrare all\u2019aristocrazia del vino europea. Ma il fatto \u00e8 che in quel modo la gente finalmente iniziava a poter capire. Si orientava. Lui dava (d\u00e0) voti dal 50 al 100. C\u2019\u00e8 gente che ancora oggi entra in un\u2019enoteca e chiede \u201cun 95, grazie\u201d. Per dire. Era una nuova lingua: per certi versi avvilente, ma funzionava. Con quella lingua Parker ha contribuito significativamente a imporre a livello planetario l\u2019amore per il vino hollywoodiano: non in malafede, gli piaceva davvero, e lo disse: in un modo che la gente poteva capire. In un certo senso, lo stesso vino hollywoodiano si \u00e8 allineato a questa semplificazione linguistica, capendo che l\u00ec c\u2019era una porta aperta da attraversare. Per cui, ad esempio, i vini hollywoodiani hanno un nome facilmente memorizzabile, e non richiedono, per come sono fatti, una particolare attenzione dell\u2019annata. Vi sembrer\u00e0 poco, ma prima di Parker dovevate entrare in un\u2019enoteca e chiedere un Barolo, specificare il nome del produttore, aggiungere il nome di un podere particolare, e concludere in bellezza specificando l\u2019anno: roba che dovevi prepararti a casa, prima di uscire. Dopo Parker, se proprio non siete cos\u00ec grezzi da chiedere un 95, tutto quello che avete da fare \u00e8 dire un nome. La Segreta, grazie (\u00e8 un esempio, non un pubblicit\u00e0). Non c\u2019\u00e8 molto altro. Non siate cos\u00ec snob da non capire che \u00e8 una piccola rivoluzione enorme: se si potessero chiedere in quel modo i libri, quanta pi\u00f9 gente entrerebbe nelle librerie e comprerebbe libri? (infatti se si tratta giusto di dire \u201cCodice da Vinci\u201d, lo fa). Dunque, nuovo indizio: <em>i barbari usano un lingua nuova. Tendenzialmente pi\u00f9 semplice. Chiamiamola: moderna<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Altro indizio. Il vino hollywoodiano \u00e8 semplice e spettacolare. Alcuni critici lo liquidano con una parola orribile ma efficace: piacione. Quasi sempre si sottolinea come si tratti di un vino colpevolmente facile. Spesso si allude in modo pesante alla manipolazione che ci deve essere dietro: \u00e8 un vino \u201cspinto\u201d, dicono. Provo ad articolare in un modo pi\u00f9 elegante: dispiace, in quel vino, il fatto che cerchi la via pi\u00f9 breve e veloce per il piacere, anche a costo di perdere per strada pezzi importanti del gesto del bere. Usando termini romantici, e quindi pienamente nostri: \u00e8 come se si sostituisse all\u2019idea di bellezza quella di spettacolarit\u00e0; \u00e8 come se si privilegiasse la tecnica all\u2019ispirazione, l\u2019effetto alla verit\u00e0. Il punto \u00e8 importante proprio per il tipo di evidenza che assume in una cultura ancora fortemente romantica come la nostra: quel vino nega uno dei principi dell\u2019estetica che ci \u00e8 propria: l\u2019idea che per raggiungere l\u2019alta nobilt\u00e0 del valore vero di debba passare per un tortuoso cammino se non di sofferenza quanto meno di pazienza e apprendimento. I barbari non hanno questa idea. Nel suo piccolo, dunque, il caso del vino hollywoodiano ci fa vedere un altro microevento, tutt\u2019altro che insignificante: <em>la spettacolarit\u00e0 diventa un valore. Il valore<\/em>. Ne ho ancora un paio, di eventi. Resistete. L\u2019imperialismo. Si potrebbe parlare di globalizzazione, ma in questo caso mi sembra pi\u00f9 preciso \u201cimperialismo\u201d. Il vino hollywoodiano si \u00e8 imposto nel mondo anche per la ragione ovvia che \u00e8 di matrice americana. Puoi inventarti tutte le ragioni raffinate che vuoi, ma alla fine, se vuoi capire come mai oggi nello Yemen bevono vino hollywoodiano, e in Sudafrica producono vino hollywoodiano e perfino nelle Langhe lo fanno, la risposta pi\u00f9 semplice \u00e8: perch\u00e9 la cultura americana \u00e8 la cultura dell\u2019Impero. E l\u2019Impero \u00e8 ovunque, anche nelle Langhe. Pu\u00f2 sembrare uno slogan irrazionale, ma diventa molto pratico se pensi a tutte le catene di alberghi americane, e vedi la loro carta dei vini, e quando la apri ci trovi quasi soltanto vino hollywoodiano. \u00c8 cos\u00ec, senza cattiveria, ma con mezzi formidabili, che si pu\u00f2 anche arrivare a suggerire (imporre?) un certo gusto a tutto il mondo. Se le olive ascolane le avessero inventate in Nebraska, facilmente adesso le mangerebbero anche nello Yemen. Dunque non sottovalutiamo anche questo indizio: <em>nelle parole d\u2019ordine dei barbari risuona il morbido diktat dell\u2019Impero<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">[&#8230;]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Grapes D.D. &#8211; Andy Warhol I Barbari \u2013 Alessandro Baricco \u00a9 ed. Fandango Libri \u2013 Roma [\u2026] Per anni il vino \u00e8 stata un\u2019abitudine di alcuni, pochi paesi: era una bevanda con cui ci si dissetava e con cui ci si alimentava. Uso diffusissimo e statistiche di consumo agghiaccianti. 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